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"Da grande volevo fare il comunista" di Ferdinando Larizza è un'opera che esplora un periodo storico in cui l'ideale comunista rappresentava un sogno di
libertà, riscatto e giustizia sociale. Attraverso la narrazione della propria storia,della famiglia e degli amici, l'autore dipinge un affresco dell'Italia del passato, non per nostalgia, ma per mantenere vivo quel sogno che ha iniziato a spegnersi con eventi come l'assassinio di Aldo Moro e la morte di Enrico Berlinguer.



Il libro evidenzia come, in quel tempo, l'impegno politico potesse trasformare realtà quotidiane: una semplice casa di campagna diventava una scuola per contadini, dove si leggevano ad alta voce gli scritti di Gramsci, sottolineando l'importanza dell'unità e della cultura come strumenti di emancipazione.
Secondo Ferdinando Larizza, il titolo stesso del libro appare come un'affermazione coraggiosa e, forse, anacronistica nell'attuale contesto politico, dove spesso si tende a dichiararsi né di destra né di sinistra. Tuttavia, l'autore sottolinea l'importanza di riconoscere e comprendere le differenze ideologiche, poiché il pensiero politico non può essere neutro e il conformismo rischia di portare a un pericoloso pensiero unico
In sintesi, "Da grande volevo fare il comunista" non è solo una testimonianza personale, ma un invito a riflettere sull'Italia che poteva essere e su quella che potrebbe ancora diventare, spronando il lettore a sognare e costruire un futuro più giusto